STAGIONE 2006/2007
Teatro
Stabile di Calabria
presenta
IL FIGLIO DI GERTRUDE
Una Storia di Napoli
regia
Julia Varley (Odin Teatret)
con Lorenzo Gleijeses
vincitore del Premio Ubu 2006 come
"nuovo attore" e candidato ai premi ETI 2006
testo di
Lorenzo Gleijeses e Julia Varley
da Amleto di William Shakespeare; Hamletmaschine di Heiner M�ller; Mal-d�-Haml�
di Enzo Moscato; �Mamma�. Piccole tragedie minimali di Annibale Ruccello
Una Storia in Danimarca di John Updike
Voce di Gertrude Julia Varley
Assistente alla regia Manolo Muoio
Disegno luci Fausto Pro
Oggetti di scena Michele De Santis
Suono Bjarne Nygaard
Ufficio stampa Sergio Marra
Fotografo Federico Riva
Lo
spettacolo ha debuttato in prima italiana al Teatro Galleria Toledo di
Napoli il 15 novembre 2005
Finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti
2005.
Un giovane
attore studia tre anni con uno dei pi� rinomati e importanti teatri di
sperimentazione del mondo. Viene adottato come allievo da alcuni componenti
del gruppo e alla fine, sostenuto dal Teatro Stabile di Calabria, conduce in
porto il suo sogno, aldil� di ogni razionale aspettativa. Dopo tre anni di
gestazione inseguendo per tutto il mondo la regista/maestra, Julia Varley e
coinvolgendo altri attori, danzatori musicisti e tecnici dell� Odin Teatret
nella costruzione della performance, riesce a dare alla luce uno degli
�spettacoli- rivelazione� della stagione 2005/06. � una storia di disciplina
e coraggio, coronata da un bellissimo successo. Il figlio di Gertrude sar�
in tourn�e, dopo un exploit di critica e di pubblico a Milano, Napoli, Roma,
ecc., anche nella prossima stagione.
Lo spettacolo � disponibile al costo di � 2.500,00 + iva a recita.


Un giovane dialoga da solo con le persone che hanno significato qualcosa
nella sua vita. Il padre � morto. Il suo ricordo � un fantasma idealizzato
da raggiungere o l�immagine da annientare per poter finalmente crescere. La
madre vedova � accusata di volersi rifare una vita. La donna amata � derisa
per poterla tenere a distanza. L�amico � da piangere come un altro morto. Il
pubblico � il sostegno per mostrarsi forte dietro la maschera dell�attore.
Nessuno pu� debellare il senso di solitudine, nemmeno la madre che alla fine
lo abbandona per liberarsi dal peso di un ruolo che non ha scelto. Rimangono
o� pazzariello, le canzoni napoletane e la fantasia per essere tanti e
assieme, in solitudine, dietro la barricata.
***
Il
processo di preparazione di questo spettacolo � durato tre anni. Il tema ora
non � pi� lo stesso dell�inizio. Il protagonista non � pi� l�attore che si
muove sulla scena, ma una donna che dallo sfondo della storia rifiuta di
essere una statua da adorare o maledire. Alla fine � lei che, ignorando gli
applausi e le luci della ribalta, disinteressandosi delle grandi parole o
del potere conferito dai ruoli, si allontana diventando la vera protagonista
malgrado non voglia essere il centro dell�attenzione.
All�inizio del processo di lavoro era presente l�ombra della follia.
Sembrava l�unica via d�uscita per un giovane ribelle ed esasperato,
accompagnato solo dal suo cellulare e dalla musica registrata, inseguito dai
fantasmi del suo passato e da un�esistenza senza prospettive. La sua vita,
tipica di tanti giovani che gi� dall�adolescenza sembrano non avere sbocchi,
trascorre in un mondo dove il successo e la carriera sono l�unica misura, e
dove i sentimenti vanno occultati. Vedevo davanti a me un giovane che di
fronte alle scelte dei propri genitori, all�ingiustizia sociale e
all�isolamento, preferiva barricarsi dietro la stravaganza, il cinismo, la
maschera e l�acciaio.
Il giovane mi appariva in scena come un puledro di pochi giorni ancora
incapace di reggersi in piedi. Poi, mentre vedevo crescere l�attore, il
giovane uomo e la motivazione che lo spingeva a fare questo spettacolo, mi
chiedevo cosa io - come regista - inseguissi. Cosa mi interessava di questo
lavoro - oltre al ruolo di stimolo per l�attore e tessitrice di significati,
scene e testi che anno dopo anno vedevo e rielaboravo?
Dal
dialogo con i fantasmi che abitano i quartieri della citt� interiore �
emersa la figura di Amleto, il giovane che si pone domande. In questo
momento ho letto Una storia in Danimarca di John Updike, in cui la vicenda
del principe di Danimarca � esposta dal punto di vista di Gertrude, la
madre. Gertrude lasciava il ruolo della donna sconsiderata che sposa
l�assassino del marito e re buono, per raccontare il proprio destino di
donna che ha obbedito al padre sposando un uomo per ragioni di stato, che ha
un figlio a cui si sente legata solo dal dovere, che si innamora del proprio
cognato, che cerca di resistere a questo amore e che scegliendolo si sente
colpevole.

Una storia in Danimarca racconta una possibile versione dei fatti avvenuti
prima che cominci il dramma di Shakespeare. In Il figlio di Gertrude vorrei
presentare una possibile versione di quello che avviene dopo, se la storia
avvenisse oggi e senza la morte finale dei personaggi.
Nonostante i riferimenti alla Danimarca e ai personaggi che ruotano attorno
ad Amleto, Il figlio di Gertrude � una storia di Napoli. Siamo nel sud
dell�Italia, in una parte del mondo in cui si parla e si canta in dialetto,
i fiori sono di plastica, le finestre di alluminio, le luci al neon e la
violenza quotidiana. Siamo nella citt� che esibisce una identit� che gi� sa
di aver perso, in una realt� che offre ai giovani disoccupazione o
emigrazione, e la scelta di esprimersi attraverso la protesta esasperata, il
tifo per la squadra di pallone o il coltello a serramanico .
Nel corso delle prove ho scoperto che ancora una volta, nonostante lavori
con un attore maschile, sono le tematiche femminili ad interessarmi. Dove
sceglie di andare una donna - per cui, come milioni di altre donne, sono le
relazioni d�amore ad occupare il centro della propria vita - quando diventa
consapevole di essere sola, cio� indipendente e libera da responsabilit�?
Dove va Gertrude, quando non � n� figlia, n� sposa, n� madre, n� amante, ma
solo lei? Ancora non lo so. Solo vedo che rifiuta la finzione a cui si era
sottomessa ed esce di scena.
Julia Varley (Odin Teatret)
La
performance nasce da una sorta di tirocinio, un apprendistato iniziato nel
2001. Un percorso che si � immediatamente sviluppato in due direzioni
contemporaneamente: da una parte c�� stata la scuola, l�insegnamento di come
agire su un palcoscenico, in che modo costruire una presenza scenica,
lavorare sulla scena sfruttando fino in fondo le possibilit� espressive del
corpo e della voce, cercando di elaborare un proprio training personale;
dall�altra parte c�era il lavoro quotidiano in sala prove, sempre pi�
finalizzato alla creazione di materiali che componessero una vera e propria
performance: la scelta dei testi, la ricerca e la creazione dei costumi e
degli oggetti, la relazione con la musica, l�elaborazione di danze e
partiture fisiche.
Una scuola teatrale a 360�: come essere attore nello spazio teatrale
contemporaneo, come creare uno spettacolo a partire dalla propria esperienza
individuale del mondo.
In un primo momento i due ambiti erano nettamente scissi, ma ben presto
cominciarono a convivere in un mutuo scambio creativo. Dapprincipio Julia mi
chiese di presentare qualsiasi tipo di materiale che potesse servire per la
performance: la proposta di improvvisazioni fisiche e vocali, l�esecuzione
di canti e danze, l�elaborazione scenica di frammenti tratti da pi�ce
teatrali, racconti, romanzi, scene cinematografiche� Le mie proposte
iniziali si orientarono verso alcune pi�ce che facevano parte del mio
bagaglio culturale, delle mie esperienze teatrali dirette e perci� di un
vissuto prettamente personale. Non mi chiese materiali che nascessero
esclusivamente da uno stesso tema, nella prima fase del nostro lavoro mi
permise anzi di sfogarmi e di spaziare in molteplici direzioni: iniziai a
proporre improvvisazioni su testi di Beckett e di Cechov, di H. M�ller e di
Annibale Ruccello, di W. Shakespeare e di Enzo Moscato; su frammenti poetici
di Carmelo Bene e di Antonin Artaud, di Julian Beck e del grande Tot�..
�Credeva che le parole dei poeti fossero le sue�..
Ho usato le parole di questi Maestri per mettere al mondo e per tentare di
dare forma a un magma di sentimenti tuttora indecifrato e indecifrabile
anche e soprattutto per me stesso.
Nel primo anno di lavoro lasciando libero di sgorgare questo magma,
stimolando la mia inventiva e osservando i materiali che di volta in volta
le presentavo, in qualche modo Julia, iniziava a conoscermi, a capire come
la pensavo sulla vita, sull�amore, sulla politica, sulla societ�, quali
erano le mie inquietudini, le mie paure, i desideri che coltivavo, cosa
odiavo,cosa amavo�e perch�.
I Maestri iniziavano lentamente a lavorare su di noi, rivelando alla regista
la sostanza dell�attore e verso quale strada dovesse indirizzarsi la sua
performance. I Maestri, pur nella diversit� evidente che li caratterizzava,
stavano decidendo per noi e ci stavano sottilmente suggerendo quale aspetto
della nostra esperienza umana dovevamo approfondire e mettere a fuoco nella
performance, che in quel momento era solo un insieme di manate confuse di
vernice, di macchie, spruzzi e scosse di colori, a momenti addirittura
contrastanti, ma in cui ogni piccola sfumatura era sinceramente generata
dalla sensibilit� dell�attore e dal suo desiderio di comunicare ed
esprimersi sulla scena. Julia osservava e seguiva con pazienza questi miei
frammenti sconnessi di pensiero, questi brandelli di coscienza, cos� come un
uccello migratore segue in volo le correnti di aria calda che conosce e sa
che gli permetteranno di portare a compimento il suo viaggio, ma anche di
scoprire altre strade attraverso le quali poter raggiungere la meta
prefissa: la creazione della performance.

Un lavoro caratterizzato da un confronto costante tra due modi diversi di
fare teatro, dal compenetrarsi di due tradizioni diverse: l�incontro-scontro
tra la precisione e la perizia odiniana sugli aspetti puramente teatrali,
come la presenza scenica del performer o l�importanza dell�occhio dello
spettatore, il lavoro di alto artigianato sulla tecnica dell�attore, e la
percezione precisa delle infinite risonanze, che un gesto, una parola, o una
certa musica possono suscitare in chi lo guarda ed ascolta; che venivano
contaminati dalla sperimentazione letteraria, in chiave estetico-formale che
caratterizza i Maestri della scrittura contemporanea come Enzo Moscato e
Annibale Ruccello, i quali costituiscono una parte ineludibile della mia
vita artistica. In tal modo, attraverso una dialettica continua di proposte
teoriche e lavoro pratico la performance iniziava giorno dopo giorno ad
avere una consistenza precisa, e Julia lasciava che il materiale prendesse
vita, non scegliendo mai nulla a priori, proprio come ci si comporta con un
essere che ha una vita propria e che quindi pu� scegliere da s�.
Il risultato � un incontro tra tradizioni, lingue e culture inevitabilmente
differenti, ma che, proprio in virt� di ci�, fa scaturire immediatamente
un�affascinante relazione, tra mondi che sembravano non essersi incontrati
mai prima.
Lorenzo Gleijeses
Lorenzo Gleijeses debutta in Teatro nel �91 con il padre Geppy e
con Regina Bianchi, ancora giovanissimo ha la possibilit� di lavorare con
registi come Squarzina, Pugliese, Guicciardini, oltre che con Geppy
Gleijeses con il quale lavorer� e collaborer� sino ad oggi. Nel 2000 ha la
prima esperienza al cinema, con un ruolo da protagonista nel film �Gabriele�
al fianco di Mario Scaccia: in televisione prende parte a numerose fiction
prodotte dalla RAI. Dal 2000 al 2004 incontra diversi tipi di pedagogie
teatrali lavorando con diversi maestri internazionali come Lindsay Kemp,
Eimuntas Nekrosius, Yoshi Oida, Eugenio Barba, il Workcenter di Jerzy
Grotowski. Nel 2004 � Romeo nel �Romeo e Giulietta� di Shakespeare diretto
da Nikolaj Karpov (Direttore del dipartimento di biomeccanica del GITIS di
Mosca). Dal 2001 � allievo di Julia Varley dall�Odin Teatret, insieme creano
lo spettacolo �Il figlio di Gertrude� per cui Gleijeses vince il Premio Ubu
2006 come Nuovo attore e viene candidato agli Oscar Olimpici del Teatro
Premi E.T.I. come
migliore attore emergente.
Nel 2007 � Enrico V
(Il Principe Hal) nel �Falstaff� di Mario Martone e instaura una
collaborazione con Egumteatro (Virginio Liberti e Annalisa Bianco) che
porter� alla nascita di �Che Tragedia!�.
�L�esausto� il nuovo
spettacolo di Lorenzo Gleijeses in collaborazione con Julia Varley debutta
al Teatro Mercadante nel maggio 2007 che coproduce lo spettacolo.
Lorenzo Gleijeses
tiene vari seminari in diverse Universit� e centri teatrali come il Dams di
Bologna, il Dams di Torino, l�Universit� di Ferrara, Il Teatro Mercadante di
Napoli, Il Teatro Stabile di Calabria.
Julia Varley, attrice
inglese. Figura di primo piano dell� Odin Teatret, sensibile e delicata
interprete della volont� creativa di Barba, inizia a lavorare con la
compagnia di Holstebro nel 1976� (Dizionario dello Spettacolo del �900 -
Baldini e Castoldi). Dal 1980 partecipa alla concezione e organizzazione
dell� ISTA (International School of Theatre Anthropology) diretta da Eugenio
Barba, e dal 1986 alla creazione e organizzazione del Magdalena Project, un
progetto di donne nel teatro contemporaneo.
Rassegna stampa:
��nasce dall�attrazione degli opposti lo spettacolo-performance Il figlio
di Gertrude. Da una parte Lorenzo Gleijeses, giovane attore napoletano,
dall�altra a dirigerlo Julia Varley, storica attrice dell� Odin Teatret .
L�allievo parte da Tot� e Pino Daniele, evoca Maradona, esprime la
vitalit� del Sud. Cercando quindi un punto d�incontro nella figura di
Amleto, lui ci arriva attraverso la napoletaneit� di Leo, Moscato, Ruccello.
In un suggestivo deposito di oggetti scenici dal segno geometrico, Lorenzo
parte dalla manifestazione istintiva di se stesso ma non smette di
reinventarsi: il pazzariello rivela un attore che gli fa il verso, cerca
un�identit� attraverso una gamma di gesti e stati d�animo, danza con le
mani, arrovescia gli occhi, si cerca fra le suggestioni cangianti dei suoni,
insegue un personaggio e una madre�.
Franco Quadri � LA REPUBBLICA
��un Amleto cresciuto alla scuola dell�Odin. Lorenzo sbarca al CRT in una
singolare rilettura di tutti gli Amleti possibili intitolata Il figlio di
Gertrude , vuole mutuare, tra Napoli e Copenaghen, il pi� inatteso e
stimolante dei �ponti culturali� possibili�.
Enrico Groppali � IL GIORNALE
�� Julia Varley, prestigioso nome del teatro internazionale in coppia con un
�emergente di talento�. Un percorso non lineare, imperfetto e seducente,
carico di tensione e di energia, appassionato e impreciso nella sua
definizione immaginaria, in cui fantasmi e concrete presenze della memoria
s�intersecano e si danno il cambio in una costruzione di fisicit� ed
astrazione�.
Giulio Baffi � LA REPUBBLICA
��il giovane Lorenzo Gleijeses evidentemente mosso da un�inquieta vena di
ricerca personale che lo ha spinto, in questi anni, a confrontarsi con le
figure pi� diverse di maestri della scena da Nekrosius a Lindsay Kemp a Yoshi Oida. Da tempo fra i suoi incontri decisivi c�� quello con l�Odin
Teatret di Eugenio Barba. Questo Amleto che si sogna pi� attore che
aspirante principe si lascia andare ad assemblare i pi� svariati autori, da
Enzo Moscato ad Heiner Muller passando persino per Cechov. Gleijeses, che su
questi materiali ha lavorato a lungo, ce la mette tutta, recita, canta,
danza, passa dalla lingua al dialetto, si misura con una serie di gelidi
oggetti metallici: si vede che ci crede fino in fondo�.
Renato Palazzi �
Portale web DEL TEATRO
�� � un bel lavoro quello che Lorenzo Gleijeses ha portato al CRT-Salone.
Lorenzo Gleijeses si mette in scena con sincerit� umana e d�attore,
mostrando allo spettatore la sua ricerca di identit� espressiva. Bella prova
di un attore che la sua identit� l�ha gi� catturata�.
Giuditta Lamite � LA REPUBBLICA
�� emozioni e sensazioni profonde alla Galleria Toledo per la prima dello
spettacolo Il figlio di Gertrude. Con una lunga ed introspettiva carrellata
di monologhi, movimenti corporei, allegorie sceniche e continui richiami
alla pi� profonda tradizione partenopea, Il figlio di Gertrude lascia
riflettere, sperare e sognare. Per tutti uno spettacolo da analizzare a
fondo ed un momento di teatro nuovo e significativo dai mille risvolti
umani�.
Giuseppe Giorgio � CRONACHE DI NAPOLI
�� applausi meritati a Lorenzo Gleijeses pi� che convincente anche a livello
interpretativo. Riesce anche in uno sguardo a trasmettere mille stati
d�animo in modo a volte violento e tragico, altre volte pi� sofferto e
poetico�.
Fiorella Taddeo � NAPOLIPIU'
"...in scena si scatena in tamurriate da
pazzariello e tormentate performance di sapore grotowskiano [...] di strada
ne ha percorsa, dall'esordio in un teatro di repertorio con il padre Geppy
Gleijeses ed altri registi di nome, fino alla scelta di ripartire da zero
studiando con maestri come Lindsay Kemp, Nekrosius e il cultore della
biomeccanica russa Nicolaj Karpov. Fino a questo Il figlio di Gertrude
partorito dopo una lunga gestazione in giro per il mondo sotto la guida
di Julia Varley, membro storico dell'Odin Teatret[...]".
Nico Garrone - LA REPUBBLICA
�... le qualit� interpretative del giovane
Gleijeses sono davvero notevoli. Il merito sta nell�avere evidenziato le
capacit� mimiche e gestuali del protagonista, come pure la sua capacit� di
emozionare e di restituire al meglio i momenti di alta poesia citati nello
spettacolo�.
Stefania Maraucci � HYSTRIO