Debutto

sabato 22 settembre '07

Teatro "F. Cilea" Reggio Calabria

 

Repliche

domenica 23 settembre '07

Teatro "A. Rendano" Cosenza

mercoled� 25 settembre '07 Piazza del Plebiscito Napoli

Produzioni Informazioni DIDATTICA Organico Contatti

PRODUZIONE 2007-2008

Ministero per i Beni e le Attivit� Culturali - Regione Calabria

Comune di Reggio Calabria - Provincia di Crotone

Comune di Crotone

 

UGO PAGLIAI               PAOLA GASSMAN

con la partecipazione straordinaria di

 PHILIPPE LEROY

 

 

 

 

 

 

FRANCESCO E IL RE

La vera storia dell�incontro tra Francesco di Paola e Luigi XI di Francia

 

di

Vincenzo Ziccarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REGIA

GEPPY GLEIJESES

 

e con

Antonio Ferrante, Ferruccio Ferrante, Giuseppe Cucco,

Enzo de Liguoro, Teresa Timpano, Marco Silani,

Antonella Familiari, Massimo Cimaglia, Rodolfo Medina, Luciano D'Amico

 

                                Scene e video proiezioni                          Costumi

                                      Paolo Calafiore                               Lorenzo Ghiglia

                                        Musiche                                      Light Designer

                                    Matteo D'Amico                                Luigi Ascione

                                    Direzione tecnica                  Costumista realizzatrice

                                       Cosimo Miranda                          Gabriella Campagna

 

 

In occasione della ricorrenza del V centenario della morte di San Francesco di Paola, il Teatro Stabile di Calabria mette in scena �Francesco e il Re�, con debutto in prima nazionale, alla presenza di autorevoli critici delle stampa nazionale di settore e di operatori culturali, nel prossimo mese di settembre 2007. Lo spettacolo sar� poi in tour nella stagione 2007/08.

Nel 1483 il pi� umile degli uomini, il fondatore dell�Ordine dei Minimi, Francesco di Paola, si reca al capezzale di Luigi XI di Francia, il pi� potente degli uomini, per salvargli la vita. � un capitolo straordinario della Storia, di cui pochi conoscono l�esistenza e pochissimi i dettagli. � la disputa infinita tra immanente e trascendente, tra potere temporale e coscienza divina, mentre le alte gerarchie della Chiesa stagnano nella corruzione e nella simonia, Francesco dedito alla pi� rigida regola di vita quaresimale, nutrendosi di un pezzo di pane e di erbe selvatiche, dedicandosi solo alla preghiera e ad alleviare le pene dei suoi tanti devoti, reclamando dai potenti l�abolizione di odiose gabelle, risponde alla chiamata di Sisto IV: Bisogna allungare la vita del Re di Francia, il cristianissimo! Francesco opera tanti miracoli? Che faccia anche questo. � la storia del lungo viaggio da Paola, in Calabria, al Castello di Plessis- lez - Tours e dell�attesa angosciosa e disperata di Luigi XI. Le ha provate tutte per far accorrere al suo capezzale Francesco ma n� egli stesso, n� Ferrante d�Aragona hanno raggiunto alcun risultato. Solo il Papa ci riuscir� ordinando, come vicario di Dio in terra e pena scomunica, di salvare la vita al re. Il �minimo tra i minimi� giunge al capezzale di Luigi, il re cristianissimo, colui che ha riunificato la Francia, ma anche colui che ha congiurato contro il padre, che non ha mosso un dito per salvare il fratello, che tormenta il suo popolo con tasse e vessazioni di ogni tipo. Luigi si getta ai piedi di Francesco, ma il Minimo non gli allungher� la vita, anzi gli dir� che la sua vita terrena � al termine e che la sola sua salvezza sar� nel pentimento, nel riscatto del suo popolo, nel ripristino della giustizia sociale, la �rivoluzione� di Francesco � questa, il miracolo si � realmente compiuto, Luigi XI si abbandona a Cristo, condotto per mano da Francesco. Il Frate rimarr� a Tours fino alla sua morte, non far� pi� ritorno in Calabria. Questa storia straordinaria � raccontata da Vincenzo Ziccarelli in una sua commedia tanto amata da Diego Fabbri. La mette in scena il Teatro Stabile di Calabria con il sostegno della Regione Calabria e dell�Assessore ai Beni Culturali Sandro Principe anche in occasione del 500� anniversario della morte di Francesco di Paola. Tre grandi attori in scena, Ugo Pagliai sar� Francesco di Paola, Philippe Leroy Luigi XI e Paola Gassman �la tentatrice�, un grande attore-regista a dirigerli: Geppy Gleijeses. Le scene multimediali di Paolo Calafiore, le musiche di Matteo D�Amico e i costumi di Gabriella Campagna, le luci di Luigi Ascione per un grande evento che si terr� a Reggio Calabria, a Cosenza e a Piazza del Plebiscito a Napoli, di fronte alla Basilica di San Francesco di Paola, per poi essere ripreso in tourn�e.
                                                                                                                                                 Geppy Gleijeses

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunto a Tours, Francesco si trov� in una terra straniera, ma sempre terra di Dio, e in una citt� che, allora, era ritenuta la capitale politica, commerciale e industriale della Francia. Paola, la sua citt� natale, era, invece, terra di contadini e di pescatori, con un piccolo porto da cui, ogni tanto, partivano per la capitale del regno imbarcazioni con i prodotti della terra. Paola aveva un suo castello, ma piccolo, che dominava la cittadina fino al mare. Tours, invece, aveva il suo maestoso castello di Plessis-du-Parc, sede del potere politico, dove si era rinchiuso Luigi XI, vecchio e infermo, per trascorrere gli ultimi anni della sua vita. C�era nel suo animo il sospetto, la diffidenza, il timore di essere assassinato, la paura degli uomini, la paura di finire per sempre, la paura del vuoto. Ponti levatoi, quattrocento arcieri dislocati nel parco, pronti a colpire chiunque si avvicinasse senza permesso, fossati e sentinelle ovunque. Quel castello era diventato una fortezza, ma anche una prigione per un uomo senza speranze, senza libert�, divorato dalle paure. Venne, quindi, il momento dell�incontro tra questo potente re e il povero eremita venuto dalla Calabria. I cronisti del tempo ci dicono che davanti al castello c�era una grande folla con tutte le autorit� della citt� e il clero. Il re venne incontro a Francesco indossando il mantello reale e seguito da tutti i suoi dignitari. Giunto dinanzi all�eremita, con un grande gesto di umilt�, quell�uomo tanto temuto, sospettoso e potente, si gett� ai suoi piedi, implorando la guarigione. Sono, ora, uno di fronte all�altro: da una parte, l�uomo della povert� e della semplicit� evangelica, un operatore di pace che si � messo a servire che � <<senza voce>>, chi resta <<sempre indietro>>. Dall�altra, c�� un uomo che ha tentato tutte le vie del potere, della politica e della diplomazia, pur di avere a corte quell�eremita che gli allunghi la vita. Egli � malato nel corpo, ma la malattia del suo spirito � ancora pi� grave. Non cerca Dio, il Dio della speranza e dell�amore, che � il Dio di Francesco. Egli cerca solo il miracolo della guarigione. Era un uomo con lo spirito in catene, di fronte ad un altro uomo completamente libero.
Lo spettacolo � l�occasione per un�attenta riflessione storica sulla Francia di Luigi XI, il papato di Sisto IV, il Regno di Napoli con re Ferrante e la autentica santit� di Francesco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conosco Vincenzo Ziccarelli da oltre trent�anni, forse quaranta, cio� da una vita, o meglio da due vite, la mia e la sua di calabresi che hanno avuto e hanno ancora comuni ideali politici � il socialismo, che � ancora il meno peggio tra ci� in cui si crede oggi in Europa � e che hanno combattuto le stesse battaglie nel Sud e per il Sud. Forse Ziccarelli non � andato lontano dalla Calabria, se non per seguire i suoi spettacoli teatrali o per le necessit� inderogabili cui lo obbligava una drammatica vicenda familiare nella quale tenne comportamento di padre che oserei definire eroico, compresa la tragedia finale. Quando si � capaci di vivere con tanto coraggio e abnegazione in favore dell�altro, conta assai meno quello che si scrive. E tuttavia Ziccarelli sa osare anche nella scrittura, in cui mette la devozione di chi assegna alla letteratura il compito di dire la verit� sul mondo. Lui si � dato uno scopo civile soprattutto facendo teatro, l�arte che, secondo Corrado Alvaro rappresenta �il comizio quotidiano della societ� civile�. Vincenzo �, nelle dosi giuste o proporzionate al confronto, una miscela � si dice esplosiva? � di fede alla maniera di Gioacchino da Fiore, di tenace attaccamento ai principi secondo Tommaso Campanella, e di ansia di assoluto quale � quella che un narratore e drammaturgo calabrese, lo stesso Alvaro, attribuisce ai suoi corregionali. Se si aggiunge un po� di ironia per cui � memorabile la provincia di Mario La Cava, potremmo avere fatto capire di che pasta � fatto quest�uomo che resta un candido dentro la storia non sempre socialmente e politicamente chiara della Calabria. Conserva qualcosa di infantile questo cavaliere errante della giustizia, tranne la lacrima corriva che io non ho mai visto rigare il suo volto. Ziccarelli non piange nemmeno nelle situazioni pi� disperate. E si che la vita gliene ha dato di occasioni per farlo. Non c�� bisogno di dire che ogni volta � ripartito verso nuove avventure intellettuali: verso nuove sconfitte, dice lui senza crederci e senza che ci crede chi lo vede spesso vincere, sia come uomo che come scrittore. Quando ti sei convinto che � fragile, allora si dimostra un osso duro; quando invece sei certo che � inossidabile, avverti che le crepe create dalla sensibilit� nascosta sotto i tratti perennemente giovanili del suo viso. Ziccarelli riserva sempre sorprese: anche in quanto scrittore di teatro, dove i colpi di scena sono colpi di testa, trattandosi di un autore che sa bene come rendere logico l�illogico e viceversa. Ha molto cervello questo commediografo che fa follie per inseguire un paradosso da cui ricava sempre un concetto robusto come un randello. Ziccarelli non � scrittore che va tanto per il sottile: chiamatela forza d�urto ideologica e morale. Gli piacerebbe dare spallate per rimuovere questo mondo e mettere al suo posto uno meno carogna e ridicolo di quello che ha sotto gli occhi in Calabria. Chi ha occhi e orecchie vede e subito che i personaggi di Ziccarelli sono dei calabresi, magari solo per cominciare. C��, � vero, il paese, ma lui ci mette dentro, se non tutto il mondo, almeno l�Italia. Anche se una situazione l�ha inventata, � come se l�avesse toccata con mano. Se vi pare uno scrittore locale, non dimenticate che la Calabria un giorno fu Magna Grecia, terra di sofisti che invadevano il Mediterraneo. A uno spettacolo di Ziccarelli non ti addormenti n� ti annoi: lampeggia l�intelligenza con cui il commediografo tiene svegli. Ziccarelli non demorde: semmai morde, dal momento che fa teatro per attaccare personaggi che se la prendono comoda con la vita, luoghi comuni che dalla borghesia di provincia vanno verso il popolo, situazioni assurde che la maggioranza dei cittadini accetta come normalit�. Il grottesco in cui eccelle Ziccarelli attira dentro lo spettacolo con trovate esilaranti e imprigiona con la drammaticit� delle conclusioni. Il suo Meridione � comico, ma l�autore non regge la commedia fino alla fine. � troppo indignato per prendersela sempre allegra. L�umorismo � la guaina che nasconde lo stiletto ma il grottesco colpisce a prima vista. La prova migliore? Sogno d�ubriaco , il testo teatrale in cui il talento comico di Ziccarelli raggiunge il pi� elastico equilibrio, come dire, ondulatorio come un�altalena, punto di vista per cui si guarda il mondo dall�alto e dal basso. Ziccarelli conosce il linguaggio della strada (ad esempio il dialetto) e quello delle istituzioni (cio� l�italiano pi� patentato), anche se inclina a farci corto circuito per urto o sfregamento con elettrici plurilinguismi. Gli piace dire che ha imparato quasi tutto dalla vita in mezzo al popolo. Del quale conosce modi di pensare e di esprimersi, a cominciare dal gusto per la farsa. Il suo primo impulso di parteggiare per i poveri � la sua opzione per i linguaggi bassi, incluso il dialetto con cui ha scritto testi teatrali dai quali sono stati tratti spettacoli che a Cosenza hanno avuto spettatori pi� numerosi degli abitanti della stessa citt�. Ziccarelli sa provocare anche le risate per le quali � celebre la commedia dell�arte; che nel Sud notoriamente si pratica in ogni piazza da dilettanti che sembrano incalliti professionisti. Ma non si pensi a canovacci, a testi affidati all�arbitrio degli interpreti, con la libert� assoluta per gli attori d�inventarsi la battuta che funziona in quel preciso momento e con quel preciso pubblico. Ziccarelli non lascia mai nulla al caso: � inflessibile la geometria del suo ragionamento, ancorch� rovesciato. E sulla fedelt� alla parola scritta non transige. �Il mio � un teatro di parola�, dice, volendo dire che lui mantiene sempre la parola. �Mai essa deve apparire, in un contesto drammatico o comico, superflua, abusata o logora�. Ed � quasi sempre parola italiana, come pu� essere quella di Pirandello, qui evocato perch� Ziccarelli � un laico, anzi un causidico, che spacca un capello in quattro per arrivare meglio nel cervello dei personaggi capaci di dire tanto pi� cose quanto pi� esse sono grottesche. A Roma ho assistito a spettacoli per i quali gli spettatori si sganasciavano senza sosta (era capitato anche con Cristina �a spedesa), anche se la comicit� risultava da un complicato meccanismo mentale. Ziccarelli sfiata in riso i furori del moralista e i risentimenti del classista. Si potrebbe pensare che egli non si diverta quanto lo spettatore. La satira gli ha preso la testa, prima della mano. E pu� diventare aggressivo. La sua mente cerca prove a carico per condannare i responsabili dei misfatti della societ�. Non sono ammessi miracoli, nemmeno al suo Francesco da Paola con cui Ziccarelli continua a commuovere spettatori teatrali e televisivi. � infatti Francesco e il Re l�opera sua pi� conosciuta di cui si entusiasm� Diego Fabbri: dramma storico che narra le tappe del viaggio dalla Calabria a Tours e l�inconciliabile dialogo tra la carit� del santo e la gelida logica del potere di Luigi XI, re �Cristianissimo� di Francia.
Walter Pedull�

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Ultimo aggiornamento: 24-10-07.