Annibale Ruccello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il 

TEATRO STABILE DI CALABRIA

presenta

 

"LE CINQUE ROSE DI JENNIFER"

di Annibale Ruccello

 

con Geppy Gleijeses e Gennaro Cannavacciuolo


Scene Paolo Calafiore
Costumi Ludovica Leonetti
Musiche Matteo D'Amico
Luci Domenico Maggiotti

Regia Geppy Gleijeses

 

 

 

 

          Un monolocale con le pareti rosa confetto, sovraccarico di ninnoli di vario genere. espressione di un gusto kitsch ostentato con naturalezza, pile di �Cronaca vera� e un�ampia finestra da cui si indovinano le luci del nuovo quartiere di Napoli in cui vive la protagonista. In questo spazio coloratissimo ma soffocante si dipana monotona una giornata � dall�ora di pranzo fino a sera � nella vita del travestito Jennifer. Un�esistenza fatta di pasti comprati in rosticceria, di ore passate davanti allo specchio per conquistare una perfetta femminilit�, e di attesa davanti a un telefono che, tuttavia, suona sempre per sbaglio a causa di un cattivo funzionamento delle linee telefoniche. Il sottofondo, invece, � fornito dalla radio che alterna canzoni di Patti Pravo e di Mina � idoli di Jennifer � a inquietanti aggiornamenti sulle ultime gesta di un maniaco che ha scelto come sue vittime proprio i travestiti.
Il dramma, scritto e portato in scena dal compianto Annibale Ruccello nel 1980, � costruito su un�azione minima e deriva la sua efficacia dall�abile descrizione e variazione degli stati d�animo di Jennifer. La protagonista alterna eccessiva allegria e orgogliosa aggressivit� alla malinconia e alla disperazione: mima spensierata Patti Pravo ma grida dal dolore quando - ormai si � fatto buio � capisce che anche quel giorno l�amato Franco non verr� a trovarla. L�atteggiamento scanzonato e �leggero� devia a tratti in umori scuri e gesti di violenza trattenuta: sono attimi, che tuttavia macchiano l�andamento quasi cabarettistico della pi�ce e ne fanno sospettare un sostrato da tragedia contemporanea. Sensazione acuita dopo l�ingresso in scena di un altro travestito, la vicina Anna, ambigua ed esaltata. Le due si dilungano nei tipici discorsi �da donne� � e qui la capacit� di mimesi del linguaggio comune dimostrata da Ruccello � paragonabile a quella di Pinter � ma la tensione percorre tutto il loro dialogo, salvo esplodere quando Anna ritorner� una seconda volta nell�appartamento di Jennifer e, indirettamente, aprir� la strada al finale tragico.

     La scelta ultima della protagonista � che non riveleremo � anzich� sciogliere sospetti e ambiguit� del dramma, li lascia irrisolti, quasi un monito allo spettatore che, sempre, aspira all�onniscienza.

Geppy Gleijeses, regista e infaticabile interprete di Jennifer, aderisce appieno alla poetica di Ruccello e sa intromettere, come fosse una sottile e insinuante melodia, una nota tragica, che man mano diviene sempre pi� sonora, in quella che appare una vivace commedia sulla �pittoresca� realt� dei travestiti. Ottimamente coadiuvato da Gennaro Cannavacciuolo (Anna), Gleijeses dirige uno spettacolo che, fra l�altro, ha anche il merito di riproporre un autore che attivamente partecip� al rinnovamento del teatro napoletano, rimasto disorientato dopo la morte di Eduardo.


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Ultimo aggiornamento: 01-11-05.