Un monolocale con le pareti rosa confetto, sovraccarico di ninnoli di vario genere. espressione di un gusto kitsch ostentato con naturalezza, pile di �Cronaca vera� e un�ampia finestra da cui si indovinano le luci del nuovo quartiere di Napoli in cui vive la protagonista. In questo spazio coloratissimo ma soffocante si dipana monotona una giornata � dall�ora di pranzo fino a sera � nella vita del travestito Jennifer. Un�esistenza fatta di pasti comprati in rosticceria, di ore passate davanti allo specchio per conquistare una perfetta femminilit�, e di attesa davanti a un telefono che, tuttavia, suona sempre per sbaglio a causa di un cattivo funzionamento delle linee telefoniche. Il sottofondo, invece, � fornito dalla radio che alterna canzoni di
Patti Pravo e di Mina � idoli di Jennifer � a inquietanti aggiornamenti sulle ultime gesta di un maniaco che ha scelto come sue vittime proprio i travestiti.
Il dramma, scritto e portato in scena dal compianto
Annibale Ruccello nel 1980, � costruito su un�azione minima e deriva la sua efficacia dall�abile descrizione e variazione degli stati d�animo di Jennifer. La protagonista alterna eccessiva allegria e orgogliosa aggressivit� alla malinconia e alla disperazione: mima spensierata
Patti Pravo ma grida dal dolore quando - ormai si � fatto buio � capisce che anche quel giorno l�amato Franco non verr� a trovarla. L�atteggiamento scanzonato e �leggero� devia a tratti in umori scuri e gesti di violenza trattenuta: sono attimi, che tuttavia macchiano l�andamento quasi cabarettistico della pi�ce e ne fanno sospettare un sostrato da tragedia contemporanea. Sensazione acuita dopo l�ingresso in scena di un altro travestito, la vicina Anna, ambigua ed esaltata. Le due si dilungano nei tipici discorsi �da donne� � e qui la capacit� di mimesi del linguaggio comune dimostrata da Ruccello � paragonabile a quella di Pinter � ma la tensione percorre tutto il loro dialogo, salvo esplodere quando Anna ritorner� una seconda volta nell�appartamento di Jennifer e, indirettamente, aprir� la strada al finale tragico.
La scelta ultima della protagonista � che non riveleremo � anzich� sciogliere sospetti e ambiguit� del dramma, li lascia irrisolti, quasi un monito allo spettatore che, sempre, aspira all�onniscienza.
Geppy Gleijeses, regista e infaticabile interprete di Jennifer, aderisce appieno alla poetica di Ruccello e sa intromettere, come fosse una sottile e insinuante melodia, una nota tragica, che man mano diviene sempre pi� sonora, in quella che appare una vivace commedia sulla �pittoresca� realt� dei travestiti. Ottimamente coadiuvato da
Gennaro Cannavacciuolo (Anna), Gleijeses dirige uno spettacolo che, fra l�altro, ha anche il merito di riproporre un autore che attivamente partecip� al rinnovamento del teatro napoletano, rimasto disorientato dopo la morte di
Eduardo.