Stagione
2006/2007
Teatro Stabile di
Calabria
Amministrazione Comunale
di Reggio
Calabria
presentano
GEPPY
GLEIJESES
MARIANELLA BARGILLI
LORENZO GLEIJESES
in
VISIONI
DI GESU�
CON AFRODITE
di Giuliano Scabia
e con
ALKIS ZANIS GIUSEPPE
MANDICA STEFANO FILIPPI
ROBERTO MARINELLI ANTONELLA FAMILIARI
GIUSEPPE CUCCO
ENZO DE LIGUORO
IGNACIO VERA GONZALEZ
regia
GEPPY GLEIJESES
SCENE COSTUMI
LUCI
Paolo Calafiore Adelia Apostolico
Luigi Ascione
COREOGRAFIE
Augusto Omol� dell�Odin
Teatret
MUSICHE A CURA DI
Matteo D�Amico e Geppy
Gleijeses
AIUTO REGIA ASSISTENTE ALLA REGIA AIUTO SCENOGRAFO
Gaetano Tramontana Francesco Sgr�
Valentina Arichetta
DIRETTORE
DI SCENA ELETTRICISTA AIUTO ELETTRICISTA
Cosimo
Miranda Francesco Grieco
Rosario D�Alise
AMMINISTRAZIONE
E PUBBLICHE RELAZIONI
CONSULENTE ORGANIZZATIVO
Valeria
de� Liguoro Lello
Vianello
Note del regista
Di cosa stiamo trattando? Su cosa abbiamo
lavorato e su cosa continueremo a lavorare noi tutti, in gruppo e
separatamente, con anima, mente e corpo? Su un testo lieve come acqua di
mare, come frammenti di stelle, scritti a pi� riprese dal creatore del
teatro vagante (�l�idea di un carro di Tespi ridotto ai minimi termini�) che
con giganti di cartapesta, cavalli di legno caracollanti, e le figure sempre
ricorrenti della Morte, dell�Angelo, del Soldato, del Demonio , va in cerca
di storie, di apparizioni fantastiche, regalandoci un testo in cui pi� volte
si interroga sulla necessit� di recitare alcune parti, consigliano
addirittura di non recitarne una �a meno che la situazione non lo richieda�?
Scabia ci riconduce alla forza di un �teatro povero�, �di stalla�, �dei
burattini�, all�entusiasmo di una recitazione sommaria, all�allegria della
filodrammatica � �la Commedia del Gorilla Quadrum�no�-. Uno stile di
scrittura e di vita che ci richiama dolcemente ma inesorabilmente, alla
necessit� di un teatro artigiano, tavola tavola, chiodo chiodo, cuore,
testa, stomaco. Scabia ha scritto, a mio avviso, molto di pi�, di quanto noi
credevamo all�inizio e forse di quanto egli stesso sapesse. � alla prova
della messinscena che il testo si palesa e cos� o muore o, peggio,
sopravvive, galleggia. Visioni � esploso e le sue schegge ci hanno
scaraventato in un mondo lontanissimo da noi, ma che � dentro di noi.
Abbiamo fatto i conti con la nostra fede e i nostri dubbi osservando un Dio
fatto uomo che come Amleto afferma: �Vedo il destino del mondo sopra le mie
spalle. Non distogliermi. � segnato. E un incubo�. Non � quel Dio che ci
hanno fatto conoscere, non � il Ges� vendicatore, sicuro e potente di cui ci
ha parlato Matteo, � un ragazzo pieno di dubbi, tormentato da visioni e
tentazioni, un giovane che scopre la sua sensualit�, che fa i conti con i
suoi limiti, che ama Giuda pi� di ogni altro e non gli interessa il suo
tradimento ma solo il suo destino. � il Ges� che abbiamo sempre amato e che
non conoscevamo, l�uomo solo di fronte al destino suo e di tutti gli uomini.
Egli cerca suo padre, �cos� immenso e lontano�, a volte lo trova, a volte
no. Come ogni figlio vorrebbe sentirsi pi� amato e meno solo. � dio fato
uomo, � l�ectoplasma del Dio che � dentro di ognuno di noi. E non sfugge al
suo destino, incredulo compie miracoli, viene tentato dai demoni � che forse
sono la proiezione di noi stessi-, spezza il pane e beve il vino-sangue,
muore sulla Croce e risorge. � tutto quello che dev�essere e che conosciamo,
ma � anche miracolosamente nuovo. Altro che non recitare delle scene, non
siamo riusciti a rimuovere una parola! E c�� la gioia di una Dea sempre
giovane e sempre vergine che si lascia possedere assecondando l�esplosione
del suo corpo e dei suoi sensi, che viene dal mare (il mare che quel ragazzo
cresciuto sui monti ha sempre desiderato inutilmente), testimone di una
religione felice e vendicativa, panica e terribile, ma in una parola allegra
e posseduta dalla Natura. Ci comunica la sua felicit� e naturalezza a
contrasto con un destino di morte, sofferenza, resurrezione e riscatto. Il
nostro cammino era solo possibile spogliandoci tutti dei paludamenti delle
convenzioni e dell�istituzione teatrale. � quanto abbiamo fatto cercando di
ritornare alla purezza primitiva degli elementi. Il fuoco, la terra, il
mare, l�acqua, il sangue. Un gruppo di giovani trentenni alcuni provenienti
da esperienze molto diverse, e tra essi ci sono uno spagnolo e un greco, un
cantastorie settantenne, un regista-attore cinquantenne, il depositario dei
segreti di una danza tribale come l�Orisha � il brasiliano dell�Odin Augusto
Omol� � e tutti gli altri. � un gruppo molto compatto e stimolante che,
cementatosi in questa esperienza, sono certo rester� insieme. In questo
clima di piena libert� creativa e testuale mi sono permesso di sollevare mio
figlio che interpreta Ges� dal peso della Croce, morendo io padre al suo
posto, evitandogli l�ultima sofferenza del Calvario. Mah: che il Signore ci
perdoni.
Geppy Gleijeses
Cos� l'autore:
"Un testo �
semplice quando viene abitato, recitato. Visioni di Ges� con Afrodite �
felice perch� nei mesi di giugno e luglio 2006 � andato in scena due volte a
Reggio Calabria � prima con gli studenti del Laboratorio teatrale
dell�Universit� Mediterranea (uno spettacolo emozionante) e ora con la
Compagnia del Teatro Stabile. C�� un mistero per me dentro Visioni � e
sempre le messe in scena sono state di rivelazione. Sono proprio curioso di
vedere che viaggio hanno fatto i giovani attori di Gleijeses insieme al loro
cantastorie � con trepidazione li aspetto apparire nella loro luce,
avventura e grazia."
Giuliano Scabia � 9 luglio 2006
Giuliano Scabia,
uno dei fondatori del Nuovo Teatro Italiano, ha pubblicato: Padrone e servo
(poesie), D�Urso-Sciascia, 1964; All�improvviso & Zip, Einaudi, 1967;
Commedia armoniosa del cielo e dell�inferno, Einaudi, 1972 (premio
Pirandello); Forse un drago nascer�, Emme, 1973; Teatro nello spazio degli
scontri, Bulzoni, 1973; Il Gorilla Quadrum�no, (scrittura collettiva),
Feltrinelli, 1974; Marco Cavallo, Einaudi, 1976; L�animazione teatrale, (con
Eugenia Casini-Ropa), Guaraldi, 1978; Dire fare baciare (con Massimo Marino,
La casa Usher, 1981; Scontri generali, Einaudi, 1983; Teatro con bosco e
animali, Einaudi, 1987; Fantastica visione, Feltrinelli, 1988; In capo al
mondo, Einaudi, 1990; Nane Oca, Einaudi, 1922 (premio Brunacci); Il poeta
albero, Einaudi, 1995; Lorenzo e Cecilia, Einaudi, 2000; L�insurrezione dei
semi, Ubulibri, 2000 (premio Candoni); Lettere a un lupo; Casagrande, 2001
(premio Grinzane-Giardini Hanbury); Opera della notte, Einaudi, 2003;
Visioni di Ges� con Afrodite, Ubulibri, 2004; Il Drago di Montelupo (con
Pilade Cantini), titivillus, 2004; Le foreste sorelle, Einaudi, 2005 (premio
Gandovere-Franciacorta); Il tremito. Che cos�� la poesia?, Casagrande, 2006.
Ha ricevuto il premio speciale Ubu 2005.
All�inizio di questo testo s�impone un�immagine semplice e poetica. Un Ges�
giovinetto in tunica bianca e una Afrodite nuda, appena uscita da quelle
spume del mare da cui il mito la volle far nascere (ma la sua reale identit�
ci viene dichiarata solo dal titolo). Due d�i freschi, ancora nuovi alla
vita, in qualche modo incoscienti del loro essere, anche lei per quanto la
sua naturalit� femminile la faccia apparire pi� disinvolta: lui che sa
soltanto di essere stato inviato sulla terra da molto alto a morire per
amore dell�umanit�; lei, che l�idea dell�amore incarna, pronta a negargli la
capacit� di toccare un tema del genere senza avere mai �conosciuto� una
donna. Eppure si guardano e si piacciono, per quanto il figlio di Dio possa
dubitare di trovarsi di fronte alla proiezione di un suo desiderio; e la
sfugge. Ma la visione, suggerita dalla purezza incantata e deliziosamente
infantile che investe Giuliano Scabia quando scrive delle grandi cose della
vita, cattura chi legge, tanto da non permettergli di staccarsi dalla pagina
finch� il racconto non arriva alla chiusura, ponendoci di fronte a un ultimo
colloquio tra i due, prima che rientrino ciascuno nella propria orbita,
mitologica o religiosa che sia . ma, subito dopo la scena d�apertura, Ges�
incontrer� una seconda donna in apparenza molto simile alla prima, Maria di
Magdala, professionista dell�amore, che trova infestata dai diavoli: e
allora la esorcizza e lei per contraccambiare gl�insegna a ballare, e gli fa
sentire il fuoco del suo corpo. Seguir� subito l�irruzione di una matta in
delirio, da lui subito calmata con un abbraccio, a completare il trittico
delle provocazioni femminili con cui, senza ingenuit� n� malizia, l�autore
si preoccupa di confrontare Ges� per rispondere in modo pi� diretto alle
esigenze fisiche della natura scelta per la sua avventura umana, da cui la
Chiesa ha cercato a posteriori di proteggerlo riducendolo a cocco di Madonna
con contorno di pie donne, forse per adesione alla teoria di quell�apostolo
che, nel testo, al momento della resurrezione, dir� che il figlio di Dio
sceso in terra non poteva che essere a un tempo totalmente uomo e totalmente
donna. Ci� che d� senso e verit� a questa figura � il suo sapere soltanto a
cosa � destinata, ma rimanendo continuamente costretta a chiedersi come
arrivarci, in preda al dubbio sulle proprie capacit� reali di essere in
grado di realizzare quel che da lui ci si aspetta. E infatti questo Ges�
aspetta quattro giorni la morte di Lazzaro, senza guarirlo da vivo per
potersi mettere alla prova di fronte alla morte, dato che dovr� affrontarla
ben presto di persona e non si sente neppure di ottenere dal Padre i mezzi
per resuscitare l�amico. Ritrovarsi uomo significa per lui non avere le
certezze dell�entit� superiore, tanto da evitare fino all�estremo a
ricorrervi: dubita infatti prima di tutto di se stesso, ma anche delle
visioni che lo ossessionano e che confonde spesso con tentazioni, e forse,
come i miracoli che
gli vengono attribuiti, lo sono ( �siamo certi che non vengano da dentro di
noi? Da noi, dico.�) Un altro da s� in cui specchiarsi lo trova allora,
nelle pagine centrali del mistero rivisitato, in Giuda, l�unico che il
protagonista gratifica dell�aggettivo �amato�: Giuda, personaggio
profondamente umano e ansioso di credere, che gli rimprovera il dubbio, lo
incita alla fede e, non riuscendo pi� a cogliere una logica nelle
contraddizioni del maestro, finisce per trovare in quella che ormai arriva a
giudicare un�impostura la giustificazione per un tradimento causato da un
eccesso di buona fede.
GIUDA: Non voglio questo pane. Tu stai solo facendo una rappresentazione di
te stesso per noi. Stai cercando di imprimerci il tuo potere attraverso il
ricatto della tua morte.
GESU�: E� vero. Tu l�hai capita, Jude, l�essenza dei sogni e delle visioni.
Ma ora ti sei escluso. Non vuoi pi� giocare con me.
GIUDA: Non � un gioco. Non ti credo, � vero. Non credo al tuo incantesimo.
GESU�: non morire, giuda, non morire. Continua a giocare con me. Non
smettere di credere.
GIUDA: E tu, ci credi ancora?
GESU�: S�, io co credo. (Giuda sorride, ma si vede che � triste). Poco fa
ho sentito un brivido. Ho percepito la tua paura per avere visto il vuoto.
� questa la scelta di un linguaggio quotidiano e contemporaneo per rendere
il sacro ed esprimere una supposta verit� che ha cambiato il mondo a farci
aderire a una cronaca ispirata che ai toni drammatici preferisce la levit�
della fiaba: e difatti alla Cena fa seguire una lezione di ballo di Maria di
Magdala a Ges�, mentre gli altri commensali cantano, e intanto si organizza
la partenza per Gerusalemme e quindi il cammino verso la Via Crucis, che non
perder� i caratteri di immediatezza quotidiana di tutta l�azione. La stessa
impronta viene trasmessa anche al discorso della montagna, in uno degli
intermezzi di riflessione, commento o completamento, che si infilano
nell�azione; e se non tutti sono da recitare, e l�autore ammette di averne a
volte saltato alcuni nelle esecuzioni da lui curate, si tratta di sezioni
utili anche alla lettura per la loro complessit� di piani e di aperture e
gli accostamenti che consentono, scindendo anche gli interventi dei supposti
interpreti di turno da quelli dei personaggi. E, proprio alla fine della
scena con Giuda appena citata, compare anche un breve brano poetico dell�
Insurrezione dei semi.
Non a caso anche questa storia confrontata con
spezzoni di ipotetica realt� e rivissuta da vicino con un vivo senso
dell�immaginario, si rivela nelle sue ultime sequenze uno degli episodi del
Teatro Vagante, il lungo viaggio iniziato da Giuliano Scabia negli anni �60
e gi� quasi giunto alla trentesima puntata, sulla scena e nella mente, tra
terra e cielo. Un percorso per attori, e per d�i.
Franco Quadri