DATE

 

Ha debuttato in prima assoluta:

Gioved� 13 e venerd� 14 luglio 2006 ore 21,00

Anfiteatro del Parco della Rotonda Reggio Calabria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Stagione 2006/2007

 

Teatro Stabile di Calabria                    Amministrazione Comunale

                                                              di Reggio Calabria
 

presentano

 

GEPPY GLEIJESES


MARIANELLA BARGILLI                  LORENZO GLEIJESES

in

VISIONI DI GESU� CON AFRODITE

di Giuliano Scabia


e con
ALKIS ZANIS      GIUSEPPE MANDICA      STEFANO FILIPPI
ROBERTO MARINELLI       ANTONELLA FAMILIARI          GIUSEPPE CUCCO
ENZO DE LIGUORO                   IGNACIO VERA GONZALEZ


regia
GEPPY GLEIJESES

 

 

SCENE                        COSTUMI                       LUCI

          Paolo Calafiore          Adelia Apostolico          Luigi Ascione

 

COREOGRAFIE

Augusto Omol� dell�Odin Teatret

 

MUSICHE A CURA DI

Matteo D�Amico e Geppy Gleijeses

 

        AIUTO REGIA               ASSISTENTE ALLA REGIA      AIUTO SCENOGRAFO        

     Gaetano Tramontana                  Francesco Sgr�                       Valentina Arichetta 

 DIRETTORE DI SCENA              ELETTRICISTA                 AIUTO ELETTRICISTA       

       Cosimo Miranda                       Francesco Grieco                         Rosario D�Alise

 

   AMMINISTRAZIONE

E PUBBLICHE RELAZIONI                                  CONSULENTE ORGANIZZATIVO

         Valeria de� Liguoro                                                          Lello Vianello

 

Note del regista

          Di cosa stiamo trattando? Su cosa abbiamo lavorato e su cosa continueremo a lavorare noi tutti, in gruppo e separatamente, con anima, mente e corpo? Su un testo lieve come acqua di mare, come frammenti di stelle, scritti a pi� riprese dal creatore del teatro vagante (�l�idea di un carro di Tespi ridotto ai minimi termini�) che con giganti di cartapesta, cavalli di legno caracollanti, e le figure sempre ricorrenti della Morte, dell�Angelo, del Soldato, del Demonio , va in cerca di storie, di apparizioni fantastiche, regalandoci un testo in cui pi� volte si interroga sulla necessit� di recitare alcune parti, consigliano addirittura di non recitarne una �a meno che la situazione non lo richieda�? Scabia ci riconduce alla forza di un �teatro povero�, �di stalla�, �dei burattini�, all�entusiasmo di una recitazione sommaria, all�allegria della filodrammatica � �la Commedia del Gorilla Quadrum�no�-. Uno stile di scrittura e di vita che ci richiama dolcemente ma inesorabilmente, alla necessit� di un teatro artigiano, tavola tavola, chiodo chiodo, cuore, testa, stomaco. Scabia ha scritto, a mio avviso, molto di pi�, di quanto noi credevamo all�inizio e forse di quanto egli stesso sapesse. � alla prova della messinscena che il testo si palesa e cos� o muore o, peggio, sopravvive, galleggia. Visioni � esploso e le sue schegge ci hanno scaraventato in un mondo lontanissimo da noi, ma che � dentro di noi. Abbiamo fatto i conti con la nostra fede e i nostri dubbi osservando un Dio fatto uomo che come Amleto afferma: �Vedo il destino del mondo sopra le mie spalle. Non distogliermi. � segnato. E un incubo�. Non � quel Dio che ci hanno fatto conoscere, non � il Ges� vendicatore, sicuro e potente di cui ci ha parlato Matteo, � un ragazzo pieno di dubbi, tormentato da visioni e tentazioni, un giovane che scopre la sua sensualit�, che fa i conti con i suoi limiti, che ama Giuda pi� di ogni altro e non gli interessa il suo tradimento ma solo il suo destino. � il Ges� che abbiamo sempre amato e che non conoscevamo, l�uomo solo di fronte al destino suo e di tutti gli uomini. Egli cerca suo padre, �cos� immenso e lontano�, a volte lo trova, a volte no. Come ogni figlio vorrebbe sentirsi pi� amato e meno solo. � dio fato uomo, � l�ectoplasma del Dio che � dentro di ognuno di noi. E non sfugge al suo destino, incredulo compie miracoli, viene tentato dai demoni � che forse sono la proiezione di noi stessi-, spezza il pane e beve il vino-sangue, muore sulla Croce e risorge. � tutto quello che dev�essere e che conosciamo, ma � anche miracolosamente nuovo. Altro che non recitare delle scene, non siamo riusciti a rimuovere una parola! E c�� la gioia di una Dea sempre giovane e sempre vergine che si lascia possedere assecondando l�esplosione del suo corpo e dei suoi sensi, che viene dal mare (il mare che quel ragazzo cresciuto sui monti ha sempre desiderato inutilmente), testimone di una religione felice e vendicativa, panica e terribile, ma in una parola allegra e posseduta dalla Natura. Ci comunica la sua felicit� e naturalezza a contrasto con un destino di morte, sofferenza, resurrezione e riscatto. Il nostro cammino era solo possibile spogliandoci tutti dei paludamenti delle convenzioni e dell�istituzione teatrale. � quanto abbiamo fatto cercando di ritornare alla purezza primitiva degli elementi. Il fuoco, la terra, il mare, l�acqua, il sangue. Un gruppo di giovani trentenni alcuni provenienti da esperienze molto diverse, e tra essi ci sono uno spagnolo e un greco, un cantastorie settantenne, un regista-attore cinquantenne, il depositario dei segreti di una danza tribale come l�Orisha � il brasiliano dell�Odin Augusto Omol� � e tutti gli altri. � un gruppo molto compatto e stimolante che, cementatosi in questa esperienza, sono certo rester� insieme. In questo clima di piena libert� creativa e testuale mi sono permesso di sollevare mio figlio che interpreta Ges� dal peso della Croce, morendo io padre al suo posto, evitandogli l�ultima sofferenza del Calvario. Mah: che il Signore ci perdoni.
Geppy Gleijeses

 

 

Cos� l'autore:

"Un testo � semplice quando viene abitato, recitato. Visioni di Ges� con Afrodite � felice perch� nei mesi di giugno e luglio 2006 � andato in scena due volte a Reggio Calabria � prima con gli studenti del Laboratorio teatrale dell�Universit� Mediterranea (uno spettacolo emozionante) e ora con la Compagnia del Teatro Stabile. C�� un mistero per me dentro Visioni � e sempre le messe in scena sono state di rivelazione. Sono proprio curioso di vedere che viaggio hanno fatto i giovani attori di Gleijeses insieme al loro cantastorie � con trepidazione li aspetto apparire nella loro luce, avventura e grazia."
                                                                                                                               Giuliano Scabia � 9 luglio 2006

 

Giuliano Scabia, uno dei fondatori del Nuovo Teatro Italiano, ha pubblicato: Padrone e servo (poesie), D�Urso-Sciascia, 1964; All�improvviso & Zip, Einaudi, 1967; Commedia armoniosa del cielo e dell�inferno, Einaudi, 1972 (premio Pirandello); Forse un drago nascer�, Emme, 1973; Teatro nello spazio degli scontri, Bulzoni, 1973; Il Gorilla Quadrum�no, (scrittura collettiva), Feltrinelli, 1974; Marco Cavallo, Einaudi, 1976; L�animazione teatrale, (con Eugenia Casini-Ropa), Guaraldi, 1978; Dire fare baciare (con Massimo Marino, La casa Usher, 1981; Scontri generali, Einaudi, 1983; Teatro con bosco e animali, Einaudi, 1987; Fantastica visione, Feltrinelli, 1988; In capo al mondo, Einaudi, 1990; Nane Oca, Einaudi, 1922 (premio Brunacci); Il poeta albero, Einaudi, 1995; Lorenzo e Cecilia, Einaudi, 2000; L�insurrezione dei semi, Ubulibri, 2000 (premio Candoni); Lettere a un lupo; Casagrande, 2001 (premio Grinzane-Giardini Hanbury); Opera della notte, Einaudi, 2003; Visioni di Ges� con Afrodite, Ubulibri, 2004; Il Drago di Montelupo (con Pilade Cantini), titivillus, 2004; Le foreste sorelle, Einaudi, 2005 (premio Gandovere-Franciacorta); Il tremito. Che cos�� la poesia?, Casagrande, 2006. Ha ricevuto il premio speciale Ubu 2005.


               
All�inizio di questo testo s�impone un�immagine semplice e poetica. Un Ges� giovinetto in tunica bianca e una Afrodite nuda, appena uscita da quelle spume del mare da cui il mito la volle far nascere (ma la sua reale identit� ci viene dichiarata solo dal titolo). Due d�i freschi, ancora nuovi alla vita, in qualche modo incoscienti del loro essere, anche lei per quanto la sua naturalit� femminile la faccia apparire pi� disinvolta: lui che sa soltanto di essere stato inviato sulla terra da molto alto a morire per amore dell�umanit�; lei, che l�idea dell�amore incarna, pronta a negargli la capacit� di toccare un tema del genere senza avere mai �conosciuto� una donna. Eppure si guardano e si piacciono, per quanto il figlio di Dio possa dubitare di trovarsi di fronte alla proiezione di un suo desiderio; e la sfugge. Ma la visione, suggerita dalla purezza incantata e deliziosamente infantile che investe Giuliano Scabia quando scrive delle grandi cose della vita, cattura chi legge, tanto da non permettergli di staccarsi dalla pagina finch� il racconto non arriva alla chiusura, ponendoci di fronte a un ultimo colloquio tra i due, prima che rientrino ciascuno nella propria orbita, mitologica o religiosa che sia . ma, subito dopo la scena d�apertura, Ges� incontrer� una seconda donna in apparenza molto simile alla prima, Maria di Magdala, professionista dell�amore, che trova infestata dai diavoli: e allora la esorcizza e lei per contraccambiare gl�insegna a ballare, e gli fa sentire il fuoco del suo corpo. Seguir� subito l�irruzione di una matta in delirio, da lui subito calmata con un abbraccio, a completare il trittico delle provocazioni femminili con cui, senza ingenuit� n� malizia, l�autore si preoccupa di confrontare Ges� per rispondere in modo pi� diretto alle esigenze fisiche della natura scelta per la sua avventura umana, da cui la Chiesa ha cercato a posteriori di proteggerlo riducendolo a cocco di Madonna con contorno di pie donne, forse per adesione alla teoria di quell�apostolo che, nel testo, al momento della resurrezione, dir� che il figlio di Dio sceso in terra non poteva che essere a un tempo totalmente uomo e totalmente donna. Ci� che d� senso e verit� a questa figura � il suo sapere soltanto a cosa � destinata, ma rimanendo continuamente costretta a chiedersi come arrivarci, in preda al dubbio sulle proprie capacit� reali di essere in grado di realizzare quel che da lui ci si aspetta. E infatti questo Ges� aspetta quattro giorni la morte di Lazzaro, senza guarirlo da vivo per potersi mettere alla prova di fronte alla morte, dato che dovr� affrontarla ben presto di persona e non si sente neppure di ottenere dal Padre i mezzi per resuscitare l�amico. Ritrovarsi uomo significa per lui non avere le certezze dell�entit� superiore, tanto da evitare fino all�estremo a ricorrervi: dubita infatti prima di tutto di se stesso, ma anche delle visioni che lo ossessionano e che confonde spesso con tentazioni, e forse, come i miracoli che gli vengono attribuiti, lo sono ( �siamo certi che non vengano da dentro di noi? Da noi, dico.�) Un altro da s� in cui specchiarsi lo trova allora, nelle pagine centrali del mistero rivisitato, in Giuda, l�unico che il protagonista gratifica dell�aggettivo �amato�: Giuda, personaggio profondamente umano e ansioso di credere, che gli rimprovera il dubbio, lo incita alla fede e, non riuscendo pi� a cogliere una logica nelle contraddizioni del maestro, finisce per trovare in quella che ormai arriva a giudicare un�impostura la giustificazione per un tradimento causato da un eccesso di buona fede.

 

 

GIUDA: Non voglio questo pane. Tu stai solo facendo una rappresentazione di te stesso per noi. Stai cercando di imprimerci il tuo potere attraverso il ricatto della tua morte.
GESU�: E� vero. Tu l�hai capita, Jude, l�essenza dei sogni e delle visioni. Ma ora ti sei escluso. Non vuoi pi� giocare con me.
GIUDA: Non � un gioco. Non ti credo, � vero. Non credo al tuo incantesimo.
GESU�: non morire, giuda, non morire. Continua a giocare con me. Non smettere di credere.
GIUDA: E tu, ci credi ancora?
GESU�: S�, io co credo. (Giuda sorride, ma si vede che � triste). Poco fa ho sentito un brivido. Ho percepito la tua paura per avere visto il vuoto.

    

 

 

� questa la scelta di un linguaggio quotidiano e contemporaneo per rendere il sacro ed esprimere una supposta verit� che ha cambiato il mondo a farci aderire a una cronaca ispirata che ai toni drammatici preferisce la levit� della fiaba: e difatti alla Cena fa seguire una lezione di ballo di Maria di Magdala a Ges�, mentre gli altri commensali cantano, e intanto si organizza la partenza per Gerusalemme e quindi il cammino verso la Via Crucis, che non perder� i caratteri di immediatezza quotidiana di tutta l�azione. La stessa impronta viene trasmessa anche al discorso della montagna, in uno degli intermezzi di riflessione, commento o completamento, che si infilano nell�azione; e se non tutti sono da recitare, e l�autore ammette di averne a volte saltato alcuni nelle esecuzioni da lui curate, si tratta di sezioni utili anche alla lettura per la loro complessit� di piani e di aperture e gli accostamenti che consentono, scindendo anche gli interventi dei supposti interpreti di turno da quelli dei personaggi. E, proprio alla fine della scena con Giuda appena citata, compare anche un breve brano poetico dell� Insurrezione dei semi.

Non a caso anche questa storia confrontata con spezzoni di ipotetica realt� e rivissuta da vicino con un vivo senso dell�immaginario, si rivela nelle sue ultime sequenze uno degli episodi del Teatro Vagante, il lungo viaggio iniziato da Giuliano Scabia negli anni �60 e gi� quasi giunto alla trentesima puntata, sulla scena e nella mente, tra terra e cielo. Un percorso per attori, e per d�i.
                                                                                                                                                          Franco Quadri

                                                                                                                                                                                 

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