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Marina La Rosa
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Elettra, svolgendo lo stesso tema delle Coefore (pi� tardi trattato anche da
Euripide), � la tragedia che si presta per eccellenza ai confronti,
specialmente tecnici. Il conflitto fra Elettra e Clitennestra, era stato
rappresentato, da Eschilo, indirettamente: nel suo dramma, le due donne non
s�incontrano mai. Invece in questo di Sofocle son messe a fronte; e mentre
Clitennestra, confessando senza pudori i suoi delitti, non ha ritegno di
difenderne i motivi, Elettra le replica, confutandoli uno per uno, con
un�argomentazione, nota il Romagnoli, precisa e schiacciante. Dei personaggi
eschil�i, Sofocle abolisce la nutrice e non fa mai parlare Pilade, ridotto
al ruolo d�ombra muta d�Oreste; ma aggiunge un ajo dei due giovani, e
un�altra sua sorella, Crisot�mide, che con la sua femminile timidit� gli
serve per fare, anche qui, da chiaroscuro alla virile risolutezza d�Elettra;
scena ricalcata evidentemente, se non proprio felicemente, su quella fra
Antigone e Ismene. Cos� arricchita di contrasti, frastagliata nei
particolari, e forse esagerata nei caratteri (specie in Clitennestra, che
qui ha gettato via anche gli ultimi ritegni, e grida la sua ferocia con note
violentissime), la Elettra sofoclea � di certo un dramma potente: colorito,
vario, commosso e commovente, e a momenti terribile. Ma non lo vince sulla
gagliarda semplicit� delle Coefore: riprova che evoluzione tecnica non �
sinonimo di superiorit� estetica.
Elettra � la donna che ama e che odia con la potenza del suo cuore, che soffre per il suo odio e il suo amore, perseguita, che si � alienata da s�, che ha perso la sua identit� e brucia per il proprio ardore. |
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Ultimo aggiornamento: 21-07-04. |
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