STAGIONE 2008/09
Un progetto di Lorenzo
Gleijeses ed Egumteatro
Che
tragedia!
tratto dai testi greci tradotti da Edoardo Sanguineti
con
LORENZO GLEIJESES
ANDREA CAPALDI ARMANDO IOVINO
DAVIDE PINI CARENZI
Regia
ANNALISA BIANCO e VIRGINIO LIBERTI
Scene e Costumi
Suono
RITA BUCCHI
OTTO RANKERLOTT
durata: 50 minuti
Prodotto dal Teatro Stabile di Calabria
Ho conosciuto Annalisa Bianco e Virginio
Liberti nel 2006.
Dal nostro primo incontro era chiaro che sia Egumteatro che io
fossimo fermamente convinti che la vera scuola di teatro � il
palcoscenico; volevamo unirci in un progetto che ci avesse
permesso di vivere il perodo di prove non unicamente come un
mezzo per arrivare alla rappresentazione, ma come fine
principale della nostra esperienza insieme. Un processo di prove
che fosse anzitutto un processo di crescita e di apprendimento
per noi attori: lavorare per arrivare a vie personali di
espressione e non adattarci a tempi, modi, usi, costumi, a
"standard di produttivit�" obbligata, di un teatro vigente che
sentiamo spesso lontano, estraneo, di cui non condividiamo i
criteri...
Dimostrare e dimostrarci che con un budget ridotto, quattro
attori tutti al di sotto dei 30 anni, senza puntare su
drammaturgie contemporanee oggi di grido ma al contrario
tornando alla Tragedia greca, agli "albori del teatro", con
mezzi tecnici volutamente essenziali, pu� venire alla luce uno
spettacolo come "Che Tragedia!" rappresentato nelle migliori
vetrine italiane( Le vie dei festival Roma, Colline Torinesi,
Festival MagnaGrecia che ha collaborato all'allestimento) e
accolto con successo dalla critica italiana.
Lorenzo Gleijeses
CHE TRAGEDIA !
Appunti per uno spettacolo
Premessa
La
Tragedia Greca � morta e seppellita con la cultura greca. Quando
Aristotele scrive la sua Arte Poetica, scrive il primo libro
sulla storia del teatro. Gli autori citati dal filosofo sono
morti e i testi studiati gi� da tempo sono diventati memoria
storica. Aristotele non ha mai visto i debutti dei testi di
Eschilo, di Sofocle o di Euripide. Ne ha sentito parlare. Si
fida delle descrizioni di altri, coglie il senso di quel gesto
artistico e d� vita al primo libro di semiotica teatrale.
Nei secoli successivi molti grandi autori teatrali, innumerevoli
scrittori, filosofi e pittori, si sono lasciati influenzare
dall�antico �canto del capro� e hanno coltivato il desiderio,
l�ambizione e l�utopia di ridare vita allo spettacolo della
tragedia greca.
Per noi, le parole scritte pi� di duemila anni fa restano
lontane e incomprensibili. Non abbiamo l�illusione di poter fare
un viaggio nel tempo a ritroso e nemmeno vogliamo cercare una
forzata attualit�.
Le parole tragiche scelte sono quelle nella traduzione del poeta
Edoardo Sanguineti. L�arte poetica tragica di Sanguineti si
presenta ai nostri occhi come emozione musicale, come ineffabile
umanit� e come stravolgente appello ai sensi del corpo umano.
Detto cos� tutto pu� sembrare teoria, invece per noi, esiste una
violenta concretezza nelle frasi del poeta Sanguineti.
Emozione, Ineffabile, Stravolgimento e Concretezza sono per noi
le linee guida per una nostra futura riflessione pratica sulle
possibilit� del Tragico ai nostri giorni. Non ci interessa tanto
il racconto delle disgrazie di Antigone o di Edipo. Ci interessa
la discesa negli abissi della sofferenza umana senza nome, senza
storia come i quotidiani morti del Darfur, delle strade in Iraq
o nei massacri successi in Rwanda. La violenza dei nostri giorni
� anonima e le vittime sono corpi senza nome, senza passato,
quasi sempre senza una identificazione. Ci accorgiamo della loro
esistenza solo quando una bomba li ha uccisi e ha fatto a pezzi
i loro corpi. Insomma, i testi tragici non sono un fatto
culturale ma un preciso racconto di orrori.
Vogliamo entrare nel labirinto dei testi greci per restarci, per
perderci senza cercare una illusoria via d�uscita. Il Tragico
come un conflitto senza soluzione. Il Tragico come una macchina
di sterminio per l�astuzia della ragione. Il Tragico come
antidoto all�indifferenza del dolore altrui.
Note di regia
La nostra avventura nel
labirinto tragico � vissuta da giovani attori. Nessun
pregiudizio anagrafico. Sappiamo che l�aspettativa di vita
nell�antica Grecia era di 40 anni. Aldil� della filologia
anagrafica, quello che ci interessava era formare un piccolo
gruppo di lavoro composto da giovani e realizzare una formazione
attoriale come si faceva un tempo, cio�, attraverso la
realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo avuto una formazione
nelle scuole di teatro italiane ma crediamo che un attore debba
studiare e contemporaneamente dormire, mangiare, bere,
respirare e sognare e soffrire su un palcoscenico, come un
pilota che ha bisogno di ore di volo o di un marinaio tanto
bisognoso di tempeste e forti venti. Detestiamo le immagini
retoriche per parlare di cose concrete e la poetica dell�attore
� l�arte concreta di far apparire (poiesis) i morti mai
dimenticati perch� eternamente ricordarti nelle e dalle parole
di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo � il principio che
ci ha guidato nel labirinto tragico: resuscitare i morti per
scoprirci vivi.
Mah�come vedete non � cos�
originale, questo era il canto del capro.
Annalisa Bianco e
Virginio Liberti (EGUMTEATRO)
Gli attori
Ci piacerebbe che la nostra avventura nel labirinto tragico
fosse vissuta da giovani attori. Nessun pregiudizio anagrafico.
Sappiamo che l�aspettativa di vita nell�antica Grecia era di 40
anni. Aldil� della filologia anagrafica, quello che ci interessa
� formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani attori
e realizzare una formazione attorale come si faceva un tempo,
cio�, attraverso la realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo
avuto una formazione nelle scuole di teatro italiane ma crediamo
che un attore debba studiare e contemporaneamente dormire,
mangiare, bere, respirare e sognare e soffrire su un
palcoscenico, come un pilota che ha bisogno di ore di volo o di
un marinaio tanto bisognoso di tempeste e forti venti.
Detestiamo le immagini retoriche per parlare di cose concrete e
la poetica dell�attore � l�arte concreta di far apparire (poiesis)
i morti mai dimenticati perch� eternamente ricordarti nelle e
dalle parole di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo � il
principio che ci guider� nel labirinto tragico: risuscitare i
morti per scoprirci vivi. Mah�come vedete non � cos� originale,
questo era il canto del capro.
Annalisa Bianco e Virginio Liberti (EGUMTEATRO)
Note
biografiche
Lorenzo Gleijeses
Debutta in Teatro nel �91 con il padre Geppy con il quale lavorer� e
collaborer� sino ad oggi.
Dal 2000 incontra diversi tipi di pedagogie teatrali lavorando con diversi
maestri internazionali come Lindsay Kemp, Eimuntas Nekrosius, Yoshi Oida,
Eugenio Barba, il Workcenter di Jerzy Grotowski. Nel 2004 � Romeo nel "Romeo
e Giulietta� di Shakespeare diretto da Nikolaj Karpov (Direttore del
dipartimento di biomeccanica del GITIS di Mosca). Dal 2001 � allievo di
Julia Varley dall�Odin Teatret, insieme creano lo spettacolo �Il figlio di
Gertrude� per cui Gleijeses vince il Premio Ubu 2006 come Nuovo attore e
viene candidato agli Oscar Olimpici del Teatro-Premi E.T.I. come migliore
attore emergente. Nel 2007 � Enrico V (Il Principe Hal) nel �Falstaff� di
Mario Martone.
ESTRATTI DELLE CRITICHE
� un gruppo guida come EGUMTEATRO da sempre dedito al teatro
moderno decide di misurarsi con l�antichit� e lo fa in modo del
tutto insolito, titolando con ironia Che tragedia! una
serie di traduzioni classiche firmate da Edoardo Sanguineti,
puntando esclusivamente su brani dei cori e dei messaggeri. A
esprimerli con occhi sbarrati e precisi movimenti corporei,
precisi fino alle vibrazioni, ci sono quattro ragazzi tra il 24
e i 30 anni� e anche se si sussurra del Dioniso, delle
Baccanti, o si grida di Andromaca divenuta schiava, non si
smette di parlare di noi, di questa umanit� che galleggia nei
secoli, grazie ad una comunicazione che scavalca il suono per
trasmetterci vibrazioni sensitive. Gran serata con prove da
brivido di Lorenzo Gleijeses, Armando Iovino, Andrea Capaldi,
Davide Pini Carenzi.
Franco Quadri � La
Repubblica
� lode ai due intrepidi
registi e, in specie, ai loro quattro attori, tutti bravissimi
nella scansione ritmica del testo. Essi sono Lorenzo Gleijeses,
Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi.
Franco Cordelli �
Corriere della Sera
�
in Che tragedia! di EGUMTEATRO (in collaborazione con lo
Stabile di Calabria), c�� un sottotesto non dichiarato che
arriva dall�antica Grecia al Romanticismo� la fisicit�
dell�attore (Lorenzo Gleijeses per primo), il linguaggio del suo
corpo, � il vero linguaggio del teatro� la bellissima scena
dell�acqua con due attori che vi si agitano fino ad immergervisi
completamente, mentre Gleijeses/Dioniso rievoca compiaciuto il
modo in cui ha �violentemente confuso� Penteo (Baccanti).
Renato Nicolini �
L�Unit�
� i cori e i monologhi dei
messaggeri delle tragedie greche, forme di comunicazione intense
e traumatiche ma senza enfasi, lucide testimonianze di atrocit�
incombenti o commesse a distanze dalla scena, sono la congiunta
partitura poetica ed emozionale di macchine remote del dolore,
sono la drammaturgia a pi� facce di Che tragedia!
Rodolfo Di Giammarco �
La Repubblica
�
Davvero una gran bella prova artistica questa, e coraggiosa, da
parte di un gruppo giovane e agguerrito come Egumteatro�. I
quattro attori corrono, , si affannano, declamano in una prova
che a momenti si fa atletica (Fino all�apnea, con momenti di
brivido, con risalite dove lo sforzo del raccontare �
commovente, appassionante). Come la scena del coro che, in una
corsa simultanea, da fermi, restituisce un crescendo ritmico e
sonoro dove non conta pi� tanto la narrazione quanto lo spasmo
nervoso, febbrile, parossistico dei coreuti, la corporeit� al
servizio della parola a dilatarne il senso, a spostare , come a
teatro si deve fare, il limite tra senso e suono. E� raro
godere di un tale e assoluto livello di spettacolarit� teatrale,
che unisce raffinatezza di traduzione, novit� di ideazione della
regia competenza e generosit� attoriale.
Renzia D�inca - Hystrio
EGUM TEATRO
Annalisa Bianco e Virginio Liberti danno
vita alla compagnia Egumteatro nel 1994 a Milano. La compagnia
ha vinto il Premio Speciale UBU Giuseppe Bartolucci nel 1998.
Tra gli spettacoli pi� recenti realizzati dal gruppo ricordiamo:
Quartett da �Le relazioni pericolose di Laclos� (2002) e
Hamletmachine di Heiner Muller (2004), Loretta Strong (2004) e
L'omosessuale o la difficolt� di esprimersi (2006) di Copi.
Hamletmachine e Loretta Strong sono stati presentati al Festival
delle Colline Torinesi rispettivamente nel 2004 e nel 2005. Un
anno con 13 lune tratto dall�omonimo film di Fassbinder � valso
al protagonista, l�attore torinese Michele Di Mauro, la
candidatura come miglior attore ai Premi Ubu 2007.