Tour "Che Tragedia!" estate 2007:

 

Debutto Prima Nazionale:

Crotone 24 luglio 2007 Parco Archeologico di Capocolonna

 

Palmi (RC) 25 luglio 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STAGIONE 2008/09

 

Un progetto di Lorenzo Gleijeses ed Egumteatro

 

 

 

 

Che tragedia!
 

tratto dai testi greci tradotti da Edoardo Sanguineti

con
LORENZO GLEIJESES

    ANDREA CAPALDI     ARMANDO IOVINO     DAVIDE PINI CARENZI

Regia
ANNALISA BIANCO e VIRGINIO LIBERTI

 

  Scene e Costumi                                               Suono
                 RITA BUCCHI                                 OTTO RANKERLOTT

     durata: 50 minuti
        Prodotto dal Teatro Stabile di Calabria


                                                          

Ho conosciuto  Annalisa Bianco e Virginio Liberti nel 2006.
Dal nostro primo incontro era chiaro che sia Egumteatro che io fossimo fermamente convinti che la vera scuola di teatro � il palcoscenico; volevamo unirci in un progetto che ci avesse permesso di vivere il perodo di prove non unicamente come un mezzo per arrivare alla rappresentazione, ma come fine principale della nostra esperienza insieme. Un processo di prove che fosse anzitutto un processo di crescita e di apprendimento per noi attori: lavorare per arrivare a vie personali di espressione e non adattarci a tempi, modi, usi, costumi,  a "standard di produttivit�" obbligata, di un teatro vigente che sentiamo spesso lontano, estraneo, di cui non condividiamo i criteri...
Dimostrare e dimostrarci che con un budget ridotto, quattro attori tutti al di sotto dei 30 anni, senza puntare su drammaturgie contemporanee oggi di grido ma al contrario tornando alla Tragedia greca, agli "albori del teatro", con mezzi tecnici volutamente essenziali, pu� venire alla luce uno spettacolo come "Che Tragedia!" rappresentato nelle migliori vetrine italiane( Le vie dei festival Roma, Colline Torinesi, Festival MagnaGrecia che ha collaborato all'allestimento) e accolto con successo dalla critica italiana.
                                                                         
                                                                                                                                   Lorenzo Gleijeses

 

 

 

CHE TRAGEDIA !
                                 Appunti per uno spettacolo

Premessa
La Tragedia Greca � morta e seppellita con la cultura greca. Quando Aristotele scrive la sua Arte Poetica, scrive il primo libro sulla storia del teatro. Gli autori citati dal filosofo sono morti e i testi studiati gi� da tempo sono diventati memoria storica. Aristotele non ha mai visto i debutti dei testi di Eschilo, di Sofocle o di Euripide. Ne ha sentito parlare. Si fida delle descrizioni di altri, coglie il senso di quel gesto artistico e d� vita al primo libro di semiotica teatrale.
Nei secoli successivi molti grandi autori teatrali, innumerevoli scrittori, filosofi e pittori, si sono lasciati influenzare dall�antico �canto del capro� e hanno coltivato il desiderio, l�ambizione e l�utopia di ridare vita allo spettacolo della tragedia greca.
Per noi, le parole scritte pi� di duemila anni fa restano lontane e incomprensibili. Non abbiamo l�illusione di poter fare un viaggio nel tempo a ritroso e nemmeno vogliamo cercare una forzata attualit�.
Le parole tragiche scelte sono quelle nella traduzione del poeta Edoardo Sanguineti. L�arte poetica tragica di Sanguineti si presenta ai nostri occhi come emozione musicale, come ineffabile umanit� e come stravolgente appello ai sensi del corpo umano. Detto cos� tutto pu� sembrare teoria, invece per noi, esiste una violenta concretezza nelle frasi del poeta Sanguineti.
Emozione, Ineffabile, Stravolgimento e Concretezza sono per noi le linee guida per una nostra futura riflessione pratica sulle possibilit� del Tragico ai nostri giorni. Non ci interessa tanto il racconto delle disgrazie di Antigone o di Edipo. Ci interessa la discesa negli abissi della sofferenza umana senza nome, senza storia come i quotidiani morti del Darfur, delle strade in Iraq o nei massacri successi in Rwanda. La violenza dei nostri giorni � anonima e le vittime sono corpi senza nome, senza passato, quasi sempre senza una identificazione. Ci accorgiamo della loro esistenza solo quando una bomba li ha uccisi e ha fatto a pezzi i loro corpi. Insomma, i testi tragici non sono un fatto culturale ma un preciso racconto di orrori.
Vogliamo entrare nel labirinto dei testi greci per restarci, per perderci senza cercare una illusoria via d�uscita. Il Tragico come un conflitto senza soluzione. Il Tragico come una macchina di sterminio per l�astuzia della ragione. Il Tragico come antidoto all�indifferenza del dolore altrui.
 

Note di regia

La nostra avventura nel labirinto tragico � vissuta da giovani attori. Nessun pregiudizio anagrafico. Sappiamo che l�aspettativa di vita nell�antica Grecia era di 40 anni. Aldil� della filologia anagrafica, quello che ci interessava era formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani e realizzare una formazione attoriale come si faceva un tempo, cio�, attraverso la realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo avuto una formazione nelle scuole di teatro italiane ma crediamo che un attore debba studiare e contemporaneamente dormire, mangiare, bere, respirare  e sognare e soffrire su un palcoscenico, come un pilota che ha bisogno di ore di volo o di un marinaio tanto bisognoso di tempeste e forti venti. Detestiamo le immagini retoriche per parlare di cose concrete e la poetica dell�attore � l�arte concreta di far apparire (poiesis) i morti mai dimenticati perch� eternamente ricordarti nelle e dalle parole di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo � il principio che ci ha guidato nel labirinto tragico: resuscitare i morti per scoprirci vivi.

Mah�come vedete non � cos� originale, questo era il canto del capro. 

Annalisa Bianco e Virginio Liberti (EGUMTEATRO)

 



Gli attori
Ci piacerebbe che la nostra avventura nel labirinto tragico fosse vissuta da giovani attori. Nessun pregiudizio anagrafico. Sappiamo che l�aspettativa di vita nell�antica Grecia era di 40 anni. Aldil� della filologia anagrafica, quello che ci interessa � formare un piccolo gruppo di lavoro composto da giovani attori e realizzare una formazione attorale come si faceva un tempo, cio�, attraverso la realizzazione di spettacoli. Noi abbiamo avuto una formazione nelle scuole di teatro italiane ma crediamo che un attore debba studiare e contemporaneamente dormire, mangiare, bere, respirare e sognare e soffrire su un palcoscenico, come un pilota che ha bisogno di ore di volo o di un marinaio tanto bisognoso di tempeste e forti venti. Detestiamo le immagini retoriche per parlare di cose concrete e la poetica dell�attore � l�arte concreta di far apparire (poiesis) i morti mai dimenticati perch� eternamente ricordarti nelle e dalle parole di un vivo per altri vivi. Ecco, forse questo � il principio che ci guider� nel labirinto tragico: risuscitare i morti per scoprirci vivi. Mah�come vedete non � cos� originale, questo era il canto del capro.
Annalisa Bianco e Virginio Liberti (EGUMTEATRO)
 

Note biografiche

Lorenzo Gleijeses Debutta in Teatro nel �91 con il padre Geppy con il quale lavorer� e collaborer� sino ad oggi.
Dal 2000 incontra diversi tipi di pedagogie teatrali lavorando con diversi maestri internazionali come Lindsay Kemp, Eimuntas Nekrosius, Yoshi Oida, Eugenio Barba, il Workcenter di Jerzy Grotowski. Nel 2004 � Romeo nel "Romeo e Giulietta� di Shakespeare diretto da Nikolaj Karpov (Direttore del dipartimento di biomeccanica del GITIS di Mosca). Dal 2001 � allievo di Julia Varley dall�Odin Teatret, insieme creano lo spettacolo �Il figlio di Gertrude� per cui Gleijeses vince il Premio Ubu 2006 come Nuovo attore e viene candidato agli Oscar Olimpici del Teatro-Premi E.T.I. come migliore attore emergente. Nel 2007 � Enrico V (Il Principe Hal) nel �Falstaff� di Mario Martone.


ESTRATTI DELLE CRITICHE

� un gruppo guida come EGUMTEATRO da sempre dedito al teatro moderno decide di misurarsi con l�antichit� e lo fa in modo del tutto insolito, titolando con ironia Che tragedia! una serie di traduzioni classiche firmate da Edoardo Sanguineti, puntando esclusivamente su brani dei cori e dei messaggeri. A esprimerli con occhi sbarrati e precisi movimenti corporei, precisi fino alle vibrazioni, ci sono quattro ragazzi tra il 24 e i 30 anni� e anche se si sussurra del Dioniso, delle Baccanti, o si grida di Andromaca divenuta schiava, non si smette di parlare di noi, di questa umanit� che galleggia nei secoli, grazie ad una comunicazione che scavalca il suono per trasmetterci vibrazioni sensitive. Gran serata con prove da brivido di Lorenzo Gleijeses, Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi.

Franco Quadri � La Repubblica

� lode ai due intrepidi registi e, in specie, ai loro quattro attori, tutti bravissimi nella scansione ritmica del testo. Essi sono Lorenzo Gleijeses, Armando Iovino, Andrea Capaldi, Davide Pini Carenzi.

 Franco Cordelli � Corriere della Sera

 � in Che tragedia! di EGUMTEATRO (in collaborazione con lo Stabile di Calabria), c�� un sottotesto non dichiarato che arriva dall�antica Grecia al Romanticismo� la fisicit� dell�attore (Lorenzo Gleijeses per primo), il linguaggio del suo corpo, � il vero linguaggio del teatro� la bellissima scena dell�acqua con due attori che vi si agitano fino ad immergervisi completamente, mentre Gleijeses/Dioniso rievoca compiaciuto il modo in cui ha �violentemente confuso� Penteo (Baccanti).

 Renato Nicolini � L�Unit�

 

� i cori e i monologhi dei messaggeri delle tragedie greche, forme di comunicazione intense e traumatiche ma senza enfasi, lucide testimonianze di atrocit� incombenti o commesse a distanze dalla scena, sono la congiunta partitura poetica ed emozionale di macchine remote del dolore, sono la drammaturgia a pi� facce di Che tragedia!

 Rodolfo Di Giammarco � La Repubblica

 

� Davvero una gran bella prova artistica questa, e coraggiosa, da parte di un gruppo giovane e agguerrito come Egumteatro�. I quattro attori corrono, , si affannano, declamano in una prova che a  momenti si fa atletica (Fino all�apnea, con momenti di brivido, con risalite dove lo sforzo del raccontare � commovente, appassionante). Come la scena del coro che, in una corsa simultanea, da fermi, restituisce un crescendo ritmico e sonoro dove non conta pi� tanto la narrazione quanto lo spasmo nervoso, febbrile, parossistico dei coreuti, la corporeit� al servizio della parola a dilatarne il senso, a spostare , come a teatro si deve fare, il limite tra senso e suono.  E� raro godere di un tale e assoluto livello di spettacolarit� teatrale, che unisce raffinatezza di traduzione, novit� di ideazione della regia competenza e generosit� attoriale.                                                      

                                                                          Renzia D�inca - Hystrio

 

EGUM TEATRO

Annalisa Bianco e Virginio Liberti danno vita alla compagnia Egumteatro nel 1994 a Milano. La compagnia ha vinto il Premio Speciale UBU Giuseppe Bartolucci nel 1998. Tra gli spettacoli pi� recenti realizzati dal gruppo ricordiamo: Quartett da �Le relazioni pericolose di Laclos� (2002) e Hamletmachine di Heiner Muller (2004), Loretta Strong (2004) e L'omosessuale o la difficolt� di esprimersi (2006) di Copi. Hamletmachine e Loretta Strong sono stati presentati al Festival delle Colline Torinesi rispettivamente nel 2004 e nel 2005. Un anno con 13 lune tratto dall�omonimo film di Fassbinder � valso al protagonista, l�attore torinese Michele Di Mauro, la candidatura come miglior attore ai Premi Ubu 2007.
 

 

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